La desolazione di Belo Monte: il cimitero della Terra

Un report di recente pubblicazione fa luce su ciò che sta accadendo nell’area occupata dall’impianto di Belo Monte, sulla diretta correlazione tra opere di deforestazione, traffico di legna illegale e violazione dei diritti umani che vi sono con il progetto della diga idroelettrica portato avanti da Norte Energia.

Scorrendo tra le acque del fiume Xingu nel Parà, la regione dove si trova la centrale di Belo Monte, lo sguardo cade immediatamente su un’isola avvolta dal fumo, il terreno ricoperto da un sottile strato di polvere bianca ancora calda, nessun albero è rimasto in piedi. Il paesaggio che si scorge è composto da tronchi trasformati in carbone, pile di rami secchi, il vento che alimenta ancora le braci ardenti e al centro dell’isola si intravede il corpo di un alligatore che giace morto, circondato dai segni lasciati dal fuoco degli incendi.belo_alligator2

L’origine di questi incendi è stata tutt’altro che accidentale, sul posto sono arrivati ufficiali in uniforme equipaggiati di carburante e torce con l’intenzione di direzionare le fiamme oltre le pile di vegetazione secca; sulle loro divise color arancione si può leggere la scritta “Belo
Monte”. Sono impiegati di Norte Energia, compagnia che ha il compito di radere al suolo l’area colpita per farla diventare un lago da cui Belo Monte trarrà energia.
La centrale idroelettrica in questione ha ottenuto il permesso di deforestare fino a 43 mila ettari, alcuni dei quali fanno parte dell’Area di Protezione Permanente (APPs).
Prima della stesura di questo report Norte Energia è stata invitata più volte a rilasciare dichiarazioni in merito senza che però queste siano mai state accolte, fino all’uscita di un comunicato dell’addetto stampa che ha confermato la responsabilità di queste azioni da parte della compagnia.

In questo scenario di devastazione, IBAMA, l’Istituto Brasiliano dell’Ambiente e delle Risorse Naturali Rinnovabili che per molto tempo aveva chiesto il blocco del progetto di Belo Monte, assume un ruolo controverso quanto discutibile.
La centrale idroelettrica non ha il permesso per dare fuoco ai tronchi, ma pare che gli incendi siano stati autorizzati dalla stessa IBAMA, che però aveva dato il via libera solo per bruciare ramoscelli.
Le proteste di ambientalisti e residenti non si sono fatte attendere, che sostengono che il fumo proveniente dagli incendi danneggia l’ambiente e sono quindi proibiti per legge. I piccoli contadini non possono appiccare incendi, ma IBAMA ha invece rilasciato l’autorizzazione alla centrale di Belo Monte.
Il report ha potuto fornire una panoramica anche delle condizioni in cui sono costretti a vivere gli animali che abitano le zone colpite dagli incendi.
L’autorizzazione a deforestare rilasciata alla centrale di Belo Monte prevedeva degli accordi: quello di utilizzare il legname per i propri scopi o donarlo per uso esterno e l’impegno a spostare gli animali prima di procedere con gli incendi. Le cose sono andate molto diversamente.
Le scimmie vengono lasciate sugli alberi; urlano dalla cima dei tronchi riuscendo a fuggire solo poco prima che i tronchi vengano abbattuti, mentre i bradipi, che non sono in grado di saltare, muoiono quasi sempre e quelli che sopravvivono vengono ritrovati a terra
con mani e gambe spezzate.

Le foreste brasiliane e dell’Amazzonia in generale non hanno certamente bisogno di essere ulteriormente colpite da opere di deforestazione e dalla perdita di biodiversità vegetale e animale, e il danno subito da questi territori assume una duplice gravità data
dalla quantità di legname sprecato dalla centrale.
Il report ha evidenziato lo stato di tre recinti appartenenti a Belo Monte dove sono ammassati cumuli di legname marcio, alcuni dei quali abbandonati da talmente tanto tempo da essere avvolti da piante rampicanti. Uno spreco nello spreco.
Presso l’Insediamento Urbano di Laranjeiras, una lottizzazione costruita nella periferia di Altamira per ospitare i ribeirinhos sfrattati (le persone che un tempo vivevano vicino al fiume), i tronchi erano già stati spaccati dall’interno.
Tra questi si trovavano ceppi di ippocastano, un albero protetto dalla legge che la centrale non avrebbe potuto abbattere, ma nonostante il divieto sono stati sradicati, senza però esser mai utilizzati per alcuno scopo, lasciati all’aperto a marcire sotto il sole e la pioggia. João Pedro da Silva un’attuale abitante del lotto, mandato via dalle isole che sono state incendiate, si è detto molto sorpreso mentre veniva a sapere quanti alberi erano stati abbattuti da Norte Energia e inutilizzati per la costruzione della sua attuale casa.
Un locale che assomiglia ai progetti abitativi degli anni ’70, con dozzine di file di case identiche circondate da terra arida. Da quando è stato mandato via dalla sua terra d’origine soffre il caldo, la sua vecchia casa sulla sponda del fiume era circondata dalla foresta, ma ora Norte Energia non ha lasciato in piedi un solo albero nel nuovo centro abitativo, racconta João Pedro da Silva.
Dalla metà del 2014, quando la centrale ha smesso di divulgare i dati inerenti al volume di alberi abbattuti, l’ammontare di rifiuti prodotti è sconosciuto; nel 2013, alcuni tecnici hanno evidenziato una preoccupante mancanza di controlli che potrebbero fare dei siti di costruzione di Belo Monte “acquai per il legno”.belo_cut trees3

Oltre allo spreco di tronchi abbattuti nelle opere di deforestazione, la centrale idroelettrica alimenta anche il mercato della legna illegale; al momento della stesura del report, Belo Monte è stata multata di 250 mila reias (64.130 dollari statunitensi) per l’acquisto di tale merce.
La multa è stata inoltrata in agosto, ma già in aprile IBAMA aveva citato la centrale e i fornitori per lo stesso reato. Questo non significa che tutto il legname comprato dalla centrale sia di origine illegale, ma dimostra la mancanza di controlli all’interno della sua catena di fornitura, dato che ha continuato a usare la compagnia fornitrice citata. Secondo IBAMA, Belo Monte ha comprato 514 metri cubi di legno illegale.
I traffici e i crimini ambientali vengono commessi alla luce del sole, l’autore del report ha seguito un camion privo di marchi che trasportava tronchi dal territorio indigeno di Seca Cachoeira verso una segheria, la quale però sarebbe autorizzata a ricevere solo legname proveniente da luoghi dove viene abbattuto in maniera controllata. Così il traffico illegale prende vita.
Il crimine organizzato sta operando nella regione del Parà e lo stato rilascia crediti ad un piano di gestione della legna che di fatto non rilascia alcuna garanzia, perdendosi in uno schema di corruzione tra mercato e politica locale.
Belo Monte ha contribuito a dare il via a un mercato della legna illegale; la centrale solo nel 2012 ha acquistato 17 mila metri cubi di legno, circa 800 camion pieni, un danno enorme per la regione, considerando che avrebbe potuto utilizzare i tronchi abbattuti nelle opere di deforestazione, che invece sono andati colpevolmente sprecati.belo_truck

Un’altra caratteristica che accompagna sempre progetti di questo tipo, realizzati in zone un tempo incontaminate e tutelate dalle popolazioni locali, è rappresentata dalle persecuzioni e le violenze patite da chi abita le aree colpite.
La costruzione del progetto complessivo di Belo Monte è incastrato all’interno di una zona esplosiva, dove da un lato si trovano i territori indigeni e la casa degli ultimi grandi alberi della regione e dall’altra la superstrada trans-amazzonica realizzata negli anni ’70 e che ancora oggi è luogo di conflitto tra speculatori e popoli oppressi.
Il progetto di Belo Monte alimenta un clima di violenza territoriale e sociale già ben presente in quelle aree: durante la costruzione della centrale, tra il 2010 e il 2014, il tasso di deforestazione è stato superiore del 53% rispetto da quanto era stato concordato.
Lo studio è stato condotto da Paulo Barreto, un ricercatore dell’Istituto dell’Uomo e dell’Ambiente in Amazzonia (Imazon), che durante il rilascio della licenza è stato assunto da Norte Energia, su richiesta di IBAMA, per prevedere il livello di deforestazione.
Barreto ha previsto che, allo stato attuale dei cicli produttivi, tra oltre vent’anni Belo Monte potrebbe essere responsabile della prossima grande ondata di deforestazione nel paese, provocando la perdita di altri 500 mila ettari, pari alla devastazione subita dall’Amazzonia nel 2014.

L'impianto di Belo Monte.

L’impianto di Belo Monte.

Ancora una volta IBAMA, associazione che teoricamente dovrebbe preservare gli interessi dall’ambiente, assume un ruolo oscuro, schierando assieme a Norte Energia e il governo brasiliano nel contestare lo studio diramato da Barreto, difendendo il progetto.
In una dichiarazione, Norte Energia ha sostenuto che la deforestazione era già un problema prima dell’avvio della centrale, certo, l’Amazzonia da decenni è terra di saccheggi e opere di colonizzazione da parte di multinazionali appartenenti a vari settori e dell’industria della carne e dei derivati animali, ma il progetto di Belo Monte alimenta un processo di desertificazione che non necessitava di incentivi.
Il progetto di Belo Monte era stato approvato solo a condizione che lo stesso avrebbe investito nella protezione dei territori colpiti, la centrale avrebbe dovuto provvedere alla costruzione di 21 check point nei territori indigeni e di assumere 122 tecnici per controllare il traffico di legname, tutto questo prima di dare il via alle opere di costruzione.
Cinque anni dopo, la centrale fa pressioni per ottenere i permessi necessari per iniziare a operare, ma i check point non sono ancora funzionanti e molti di essi non funzioneranno mai in quanto Norte Energia ha avanzato una proposta che prevede di rimpiazzarli con l’utilizzo di monitoraggi satellitari, inutili però a verificare che le compagnie fornitrici di legname facciano parte dei circuiti autorizzati.

La tutela dei territori colpiti dal progetto è un incarico condiviso tra Norte Energia, governi federali, statali e municipali, il tutto caratterizzato dal solito scaricabarile riguardo le responsabilità degli atti d’oppressione subiti dai residenti nel corso delle opere di esproprio.
Norte Energia sostiene che siano stati causati dallo stato, IBAMA scarica la responsabilità su enti terzi, ma la realtà dei fatti è alla luce del sole, anche se le realtà interessate tentano di mascherarla all’interno di quel groviglio burocratico e di corruzione che accompagna questi progetti.
Le foreste bruciano, gli animali muoiono, i residenti locali vengono espropriati, le tribù indigene perseguitate e cacciate dalle terre ancestrali, e la speranza che questo progetto venga fermato risiede proprio nella resistenza espressa dai popoli colpiti, perché le istituzioni e le associazioni presunte ambientaliste hanno dimostrato nuovamente di lavorare esclusivamente per gli interessi delle multinazionali.

Fonte: UDW