Si chiama attivismo, non protagonismo

Il veganismo, che ricordiamo non essere sinonimo di antispecismo ma parte integrante dello stesso, primo passo verso quel percorso che possa condurre alla liberazione animale, umana, della Terra sta attraversando un periodo conflittuale, e non solo a causa del processo di mercificazione al quale è soggetto, che rischia di ridurre quello che era nato come atto politico di ribellione al sistema specista a una mera scelta alimentare.
Gli attacchi esterni non mancano, ogni movimento che si rispetti prima o dopo ha subito l’influenza del mercato che, inesorabilmente, tenta di svuotare la lotta di ogni principio e ideale al preciso scopo di guadagnare su qualcosa che viene tramutato in moda.
Ma spesso tali attacchi provengono dall’interno del veganismo stesso, screditandone i valori a vantaggio del singolo protagonismo, allontanando le persone o, peggio ancora, indirizzandole verso una visione distorta dell’antispecismo, rendendo vani gli sforzi volti a diffondere la verità sullo sfruttamento degli animali non umani.
Oltre a non essere una semplice dieta alimentare, il veganismo non rappresenta una scelta che si compie per se stessi, ma un preciso atto altruistico disinteressato nei confronti di chi viene schiavizzato, sfruttato e ucciso per ragioni di gola, vanità, cultura o mero guadagno, e non deve in alcun modo diventare un mezzo per accresce il proprio ego o per veicolare insane manie di protagonismo: espressioni dell’antropocentrismo.
L’aspetto fondamentale da tenere sempre presente ogni volta che si parla di veganismo a chi è ancora esterno alla questione, che si tratti di una semplice conversazione o di un presidio informativo, è che non lo si sta facendo per un ritorno personale: in quell’istante viene offerta la propria voce a chi è costretto a un regime di schiavitù.
L’impostazione e il modo di porsi verso il prossimo sono quindi fondamentali al fine di dare credito e credibilità alle istanze della lotta che si conduce.
Gli sforzi di quei gruppi e singol* attivist* che si impegnano ogni giorno nel diffondere la verità sullo sfruttamento animale sono spesso macchiati da chi conduce una lotta priva di ogni ideale e identità, ben distante da quelli che sono i valori e i principi dell’antispecismo, contribuendo a diffondere un messaggio distorto.
Come il veganismo, anche l’animalismo fa parte dell’antispecismo, che ne è l’evoluzione e il completamento, un movimento che si pone come strumento di denuncia contro ogni forma di prevaricazione dell’animale umano sulla Terra, dell’animale umano sugli animali non umani, dell’animale umano su altri animali umani.
A tal proposito vorremmo fare un po’ di chiarezza in merito, per tracciare ulteriormente la linea tra chi conduce la lotta per la liberazione animale, umana, della Terra, e chi invece la usa per apparire, al fine di dipanare quei sempre più persistenti pregiudizi che orbitano attorno all’ambiente antispecista.
La sera del 2 marzo, a Milano, un gruppo di persone ha compiuto un blitz all’interno di uno dei ristoranti di Carlo Cracco, reo di aver cucinato un piccione nel corso di una trasmissione televisiva.
Nel corso dell’azione, rivendicata dal “Fronte Animalista”, sarebbero volate accuse nei confronti dello chef, additato come assassino, un termine che, a detta dei diretti interessati, non sarebbe stato utilizzato, ma che comunque è stato inserito nel comunicato pubblicato sulla loro pagina.
Questa vicenda è un perfetto esempio di attivismo che non ha nulla a che vedere con il veganismo, la lotta per la liberazione animale né tanto meno l’antispecismo.
Innanzitutto perché il gruppo in questione, come viene spiegato all’interno del dossier Conoscerli per Isolarli, deriva dai 100% Animalisti, realtà di stampo fascista, e poi per la modalità d’azione utilizzata.
Aggredire, giudicare e additare il prossimo è un atteggiamento fallimentare e controproducente per la causa, oltre al fatto che pone l’interlocutore su un piano inferiore, come se ci si fosse dimenticati che tutt*, almeno per una parte della vita, abbiamo consumato carne, pesce e derivati animali.
Chi era presente nel ristorante non ha ricevuto alcuna informazione utile in merito allo sfruttamento animale, alla cultura del dominio diffusa dal sistema specista, ma al contrario rischia di essersi fatt* un’idea sbagliata in merito al veganismo e all’antispecismo.
Un polverone, tra l’altro, sollevato perché in televisione è stato cucinato un piccione, quando ogni giorno, in ogni parte del mondo, migliaia di animali vengono uccisi e cucinati, aspetto questo che chiarisce maggiormente le reali intenzioni del gruppo in questione, ovvero un po’ di pubblicità gratuita.
L’attivismo antispecista non è questo: è una lotta dal basso condotta attraverso liberazioni, indagini, informazione pulita, diffusione della cultura della nonviolenza (fisica, verbale e comunicativa), dialogo con le persone volto a quel risveglio delle coscienze attraverso il quale poter giungere ad un cambiamento solido e duraturo.siamo tutti terrestri striscione
Antispecismo è antifascismo (antirazzismo, antisessismo, antiomo-transfobia); tutto il resto sono effetti collaterali indesiderati.

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