Difendiamo Agripunk!

Nella giornata di lunedì 19 settembre, la terra libera sulla quale sorge Agripunk è stata testimone di uno dei molteplici atti di violenza che ormai da giorni si stanno consumando in diverse foreste, invase e occupate da chi perseguita quegli animali non umani che in teoria dovrebbero e potrebbero considerarsi liberi.
Ma quello di libertà è un concetto sempre più relativo su una Terra dove vige la cultura del dominio e della prevaricazione ambientale, animale e sociale.
Esistono però luoghi che hanno saputo spezzare queste catene, dando vita a realtà dove chi un tempo era schiavo/a del sistema antropocentrico può trovare finalmente la libertà, quella vera.
Agripunk rappresenta tutto questo, un esempio pratico di ciò che si intende quando si parla di liberazione animale, umana, della Terra.
Una realtà che va difesa da quelle forme di sfruttamento sdoganate dal sistema specista, e che lunedì scorso hanno bussato alle porte di Agripunk.cacciatori ad agripunk
Riportiamo di seguito il comunicato diffuso dalla realtà antispecista.

Abbiamo aspettato 24 ore prima di pubblicare queste foto e questo appello per vedere se nel frattempo qualcuno di quelli ai quali abbiamo scritto avesse risposto alle nostre mail.
Cos’è successo? Ora ve lo spieghiamo.
Per chi non lo sapesse, i nostri terreni inizano dalla curva della mega salita quindi, fuori dal cancellone, ci sono 5 ettari, buoni metà coltivabili e metà occupati dalla vecchia vigna, in nostra gestione.
Con i cacciatori della zona abbiamo un rapporto abbastanza “pacifico” nel senso che sanno che ci danno noia gli spari, sanno che abbiamo gli animali al pascolo e quindi non vengono a cacciare qui nelle vicinanze.
Per quelli che invece ogni tanto vengono da fuori, riusciamo di solito ad individuali, beccarli ed accompagnarli “gentilmente” all’uscita.
Ieri pensavamo fosse andata come al solito ed invece…alle 16 abbiamo sentito uno sparo molto ma molto vicino al nostro cancello.
Abbiamo subito gridato al cacciatore di andarsene e nel mentre siamo usciti di corsa giusto in tempo per vedere un SUV grigio fare manovra davanti al cancello e andarsene di corsa.
Non abbiamo fatto in tempo a prendere la targa e da come era fuggito pensavamo che se ne fosse andato a mani vuote “spaventato” perchè ci sentiva avvicinarci gridando, come succede spesso.
Ritornavamo così alle nostre faccende quando, alle 18.30 proprio mentre rientravano Sergio e Daniela e quando quindi stavano al cancello, scesi dall’auto per aprire, si sono sentiti vicinissimi prima 2 spari ravvicinati e poi altri 3 sempre uno di seguito all’altro.
Allora siamo usciti tutti e ci siamo addentrati nel bosco per cercare chi fosse stato urlandogli di farsi vedere.
Purtroppo non abbiamo trovato nessuno, però a 10 metri dal cancello, nella stradina che attraversa il nostro terreno per andare al campo di un altro signore, abbiamo trovato questa scia di sangue e questa pozza.
Probabilmente lasciata dalla povera bestiola che è stata ammazzata dal bastardo che ha esploso il colpo delle 16 (quello delle 18.30 non avrebbe avuto il tempo materiale per raccoglierla visto che eravamo subito lì).
Ieri sera abbiamo scritto per raccontare di questo episodio al Comune Di Bucine e per chiedere che venga istituito una volta per tutte il divieto di caccia nell’area del Podere L’isola e zone limitrofe.
Non è concepibile che mentre a 2 metri pascolano animali liberati, ci sia qualcuno che viene e spara, con una precisione da cecchino, ammazzando animali che a noi non danno alcun fastidio e che anzi, vogliamo preservare dalla logica sanguinaria della caccia.
Non è concepibile che in un posto dove crediamo di poter andare tranquillamente a raccogliere more, pulire gli alberi, pulire la vigna possano venire persone armate che lasciano sul terreno orribili tributi di sangue.
Nel mese di ottobre volevamo organizzare 2 giornate sul riconoscimento delle piante autoctone e iniziare a sistemare proprio quei campi… come possiamo invitare persone e svolgere le nostre attività se dobbiamo vivere con il terrore che qualcuno ci spari?
Ricordiamo che abbiamo in affido un cinghiale ferito in maniera irreversibile dai cacciatori che ha ancora il trauma degli spari, ricordiamo che ci fu ferita Coco con una balestrata, ricordiamo la spallinata di piombo arrivata sul tetto del capannone 1 sfiorando la testa di Angelo (il fratello)
Ricordiamo che qui da noi abitano animali anche provenienti da sequestri e ricordiamo anche che con gli spari gli animali si imbizzarriscono, si spaventano, possono fuggire mettendo a rischio la loro e la nostra sicurezza.
Ricordiamo che metà della nostra opera di pulizia del bosco consiste nel raccattare bossoli di fucile e rifiuti lasciati nel corso degli anni dai cacciatori stessi.
Noi da parte nostra ci stiamo organizzando per recintare almeno parte del nostro territorio, però non basta visto che spesso ci invadono comunque anche i confini ben definiti da recinzioni, vogliamo l’istituzione del divieto di caccia, senza se e senza ma nei 26 ettari del Podere e nelle zone limitrofe, necessario per poter continuare a svolgere le nostre attività anche durante l’apertura del periodo venatorio senza avere il terrore di essere fucilati o incornati perchè un animale viene spaventato da uno sparo.
Vogliamo vengano apposti i cartelli di divieto e che sia il tutto regolamentato da un’ordinanza comunale, trasmessa e diffusa a tutte le associazioni di categoria perché il prossimo che becchiamo qui a girellare con il fucile imbracciato, d’ora in poi, verrà accompagnato all’uscita in maniera molto meno gentile del solito.