La filiera del mercato vegetariano e vegano

Nel febbraio 2017 la multinazionale anglo-olandese Unilever (azienda leader nel settore dei beni di largo consumo, presente in circa 90 paesi) tasta il mercato proponendo una versione “vegan” del cornetto Algida (tra i tanti marchi controllati): primo esperimento di un processo che prevede il lancio di 500 prodotti, entro la fine di quest’anno, grazie ad un accordo siglato con la V-Label EVU (European Vegetarian Union).logo_evn
A dilapidare le istanze di liberazione, svuotando l’antispecismo di ogni suo valore anticapitalista, non c’è solo l’auto-certificazione VeganOK.
Se il brand sopracitato, il cui fine è stato spesso sottolineato dalla piattaforma Contagio Antispecista (anche nel corso della scorsa edizione della Festa Antispecista a Milano attraverso una conferenza di cui vi proponiamo il video), è un’esclusiva puramente italiana, a livello europeo le strategie di mercato volte alla mercificazione del veganismo e al greenwashing (pulizia dell’immagine) condotte dalle multinazionali sono ben più sottili e celate.
Ignorando la “natura” di Unilever, che tra i propri successi può vantare diffuse opere di land-grabbing e conseguente oppressione di intere popolazioni, inquinamento e sperimentazione animale, nel corso degli ultimi mesi molt* vegan hanno accolto con ingiustificato giubilo il processo avviato dalla multinazionale in questione. Un opera che punta a fagocitare anche quella fascia di consumatori e consumatrici sulla carta più critici e radicali, ma che, al contrario, troppe volte assumono passivamente ciò che vomita il capitalismo.
Un atteggiamento che sta permettendo alle multinazionali di ultimare quel processo di conversione in moda del veganismo che, invece, dovrebbe rappresentare la prima e più chiara forma di opposizione diretta alle dinamiche prevaricatrici e repressive che hanno origine dal capitalismo stesso.
Attraverso l’accordo siglato con EVU, Unilever, nascondendo il proprio marchio (già meno identificabile di altri) dietro bollini che rimandano ad una “sostenibilità” fittizia, sublima il fenomeno di consumer-grabbing confermando la già scontata intenzione della multinazionale che ha nel lucro il solo, vero, mero interesse, e che in Italia verrà celata dalla seguente organizzazione e relativi simboli.

Qualità Vegetariana® è la prima certificazione nazionale dei prodotti vegetariani e vegani, a servizio della competitività delle aziende e della filiera del mercato vegetariano e vegano.
(come riportato sul sito CSQA)

Riconosciuto e sostenuto dall’Associazione Vegetariana Italiana, la certificazione Qualità Vegetariana (e Vegan) agevola l’ottenimento del marchio V-Label dell’EVU, che in questi ultimi mesi ha iniziato a comparire non solo sui prodotti Unilever.
La lotta per la liberazione animale (ovvero del vivente nel senso più amplio del termine, e che da quella della Terra si proietta su chi la popola e viceversa) è la lotta al capitale!
La politica dei “piccoli passi”, che giustifica l’opera di mercificazione dell’antispecismo condotta dalle multinazionali, rappresenta solo un’estensione dell’antropocentrismo vigente che, oltre a mantenere intaccato l’attuale sistema specista e capitalista, consegna al/alla consumatore/trice quell’illusione di cambiamento che lo/la mantiene ancorat* e dipendente da ciò che il mercato impone, aggiungendo così anelli a quella catena di sfruttamento globalizzato che imprigiona tutt* quant*.

Di seguito la lista dei prodotti Unilever commercializzati in Italia.

DETERSIVI: Coccolino, Omo, Bio Presto, Svelto, Vim, Cif, Lysoform, Surf
SAPONETTE: Lux, Dove, Rexona
SPAZZOLINI: Gibbs
DENTIFRICI: Durban’s, Benefit, lose-up Pepsodent, Mentadent
CREME: Leocrema, Cutex
SHAMPOO: Clear, Elidor, Axe, Denim, Dimension, Dove, Timotei
COSMETICI: Atkinson
PROFUMI: Fabergè, Brut 33
ALIMENTARI: Milkana, Gradina, Rama, Maya
MARMELLATA: Althea
GELATI: Algida, Carte d’Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri
SURGELATI: Findus, Genepesca, Igloo
OLIO: Bertolli, Dante, Friol, Maya
MAIONESE: Calve’, Mayo’, Top down
TE’: Lipton, Ati

Leggi anche:
EVU – la lobby vegan
Una riflessione sul’anticapitalismo (di Barbara X)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.