Leonardo: ingegneri di morte

Nata nel gennaio 2017, la Leonardo S.P.A. (di cui il Ministero dell’economia e delle finanze italiano è il maggiore azionista con il 30% delle quote) non è altro che l’ex Finmeccanica la cui denominazione era già stata modificata nell’aprile del 2016: uno dei fornitori dei principali strumenti di morte nei conflitti che si stanno consumando in medio oriente è italiana.
La multinazionale italiana, diretta da l’ex capo della polizia all’epoca del G8 di Genova (Gianni De Gennaro) e dall’ex presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena all’epoca del crack, con sede in Piazza Montegrappa a Roma si occupa della costruzione (tra i numerosi macchinari e dispositivi bellici) degli F35 e dei T-129.
I primi, assemblati alla FACO di Cameri (Novara) Divisione Velivoli della Leonardo, sono i caccia usati per trasportare le B61-12 (missili nucleari statunitensi meglio conosciuti come bombe H) alla base di Ghedi (Brescia) che ne ospiterà 60, mentre 30 verranno portate a quella di Aviano (Friuli).
I T-129, elicotteri da attacco collaudati dalla TAI (Turkish Aerospace Industries) Helicopter Division per la Turchia e assemblati dalla Leonardo, vengono sperimentati in Sardegna attraverso varie esercitazioni, prima di essere venduti ai signori del capitalismo e della guerra, come si può leggere in un recente comunicato diffuso da Sardegna Anarchica, di cui proponiamo un estratto.

…la nostra terra è da sempre terra di sperimentazione ed esercitazione dei signori della guerra: quelli in giacca e cravatta delle multinazionali e quelli in divisa degli eserciti. Le armi usate nei conflitti in Medio Oriente vengono prodotte e testate da aziende italiane (prima su tutte Leonardo/Finmeccanica) nei nostri territori, vendute poi a Stati e macellai di varia specie. Opporsi a questo ennesimo genocidio significa opporsi alla politica della militarizzazione e alla logica del profitto sulla pelle delle persone.

Questi elicotteri, costruiti dalla multinazionale italiana per rafforzare il regime oppressivo del governo turco, sono gli stessi con i quali Erdogan ha condotto l’offensiva su Afrin (Siria), nel tentativo di riconquistare le terre liberate di Raqqa e del Rojava, bombardamenti che in 9 giorni hanno causato 153 feriti (97 uomini, 30 donne, 26 bambini) e 60 uccisi (29 uomini, 12 donne, 19 bambini) tra i civili.
Tra le vittime di questa guerra sostenuta e dalla quale l’Italia trae enormi profitti, ci sono due combattenti dell’unità femminile YPJ accorse dal Rojava per impedire l’avanzata del regime fascista di Erdogan.
Zluk Hamo (nome di battaglia Avista Khabor) 20 anni, uccisa mentre si opponeva all’ingresso di carro armati ad Afrin.
Avrin Mahsum, press office dell’unità YPJ, deceduta a causa delle gravi ferite riportate mentre documentava gli attacchi nel distretto di Rojo.avrin

TA

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