Quando l’antispecismo è scomodo

In molt* ci avevate fermato per esser cert* che la conferenza fosse ripresa e documentata.
In molt* ci aveva fermato per dirci che i fatti da noi preannunciati due anni prima si stavano verificando davvero.

Il 2 settembre 2017 Earth Riot (come nelle precedenti tre edizioni) ha tenuto al Boeticoveganfestival una conferenza dal titolo Capitalismo vegan: la svendita degli ideali di liberazione, fortemente voluta, ma di cui ancora oggi non si ha la documentazione garantita, senza che alcuna comunicazione sia mai più giunta dagli/dalle organizzatori/trici.
Abbiamo aspettato molto prima di esprimerci in merito, ma considerando che foto e video degli altri interventi sono stati ampiamente pubblicati e resi disponibili, che i preparativi per l’edizione 2018 del festival sono già in corso, e che già nel 2016 c’era stato un precedente di censura su alcuni dei contenuti proposti, riteniamo sia giunto il momento di dire la nostra, quanto meno per dare visibilità all’informazione pulita proposta quel giorno.

Una panoramica su quel fenomeno di mercificazione che da qualche anno si è abbattuto anche sull’antispecismo: espressione ultima di opposizione radicale a quelle dinamiche di dominio e prevaricazione proprie del sistema capititalista e che il sistema stesso tenta di assorbire, svuotando delle istanze di liberazione ciò che è a tutti gli effetti un atto politico quotidiano.
Derive, queste, che negli anni hanno ricevuto il supporto di numerose realtà, gruppi, organizzazioni e associazioni animaliste o, presunte, antispeciste, ma che trova le sue origini in quei primi passi mossi da Cremonini (primo produttore di carne di manzo in Italia, proprietario di ChefExpress, Inalca, Montana, Marr, Ibis, Roadhouse grill e fornitore ufficiale di McDonald’s e dei supermercati Coop) che nel 2013 introduce un panino vegan negli Autogrill.
Da quel momento molte multinazionali (Granarolo, Beretta, Unilever, solo per citarne alcune) hanno seguito questa strategia di marcketing, che si va a collocare in quel fenomeno denominato greenwashing: pulizia dell’immagine.
Una menzione particolare la merita Unilever, multinazionale leader nel business della sperimentazione animale, che oltre a proporre prodotti “veganizzati” come il cornetto gelato Algida, attraverso un accordo con la lobby European Vegetarian Union da vita ad un logo fuorviante attraverso il quale nel 2017 invade il mercato con 500 prodotti frutto di sfruttamento ambientale e animale.
Una strada spianata da McDonald’s già nel 2015, quando in occasione dell’Expo di Milano dove le multinazionali (Neslté, Coca Cola, Unilever, Monsanto ecc.) hanno avuto una vetrine di riguardo, propone per un periodo limitato un panino vegano all’interno dei suoi fast food, legittimando l’opera di mercificazione in corso.
Deriva capitalista del veganismo e mercificazione dell’antispecismo a cui molte associazioni hanno offerto supporto, chiedendo agli organi organizzatori dell’Expo 2015, attraverso una lettera che tra i destinatari vede il gruppo Coop, Autogrill e la già citata Cremonini, l’incremento di punti di ristoro vegan all’interno della fiera.expo-2015_000expo-2015_001

In quei giorni a Milano andava in scena la sublimazione dell’espressione di ciò che il capitalismo rappresenta e propone ogni giorno, lucrando sulla pelle del vivente e della Terra stessa, un teatro che non solo non ha avuto opposizione da parte di quelle associazioni che da molt* vengono identificate come icone della lotta per la liberazione animale, ma che in questo modo ne hanno riconosciuto, supportato e legittimato l’operato.
Un operato che trova terreno fertile in certificazioni fuorvianti come VeganOk, che attraverso l’esposizione al Sana di Bologna contribuisce anche alle infiltrazioni fasciste, vista l’onnipresente presenza della Brambilla, e alle storiche collaborazioni con l’associazione di stampo destroide Sea Shappard.
(Per approfondimenti in merito vi segnaliamo la relazione tenuta dalla piattaforma Contagio Antispecista nel corso dell’edizione 2017 della Festa Antispecista)

Forse sono stati questi ultimi report a determinare lo smarrimento di un video che pensavamo fosse stato girato e del quale non abbiamo mai più avuto notizia.
Forse perché molte delle associazioni e realtà citate sono delle presenze imprescindibili di molti festival vegani, a discapito di quell’informazione pulita e trasparenza tanto millantata, ma gestita a seconda degli interessi in campo.
Associazioni che oggi (in pieno clima elettorale) confermano derive già ampiamente dimostrate in questi anni, non limitandosi a delegare la lotta per la liberazione animale a partiti e istituzioni di riferimento tradendo così uno dei principi fondanti dell’antispecismo, ma rivolgendosi anche a quelli di stampo destroide, legittimando di fatto il clima xenofobo e fascista di questi ultimi tempi. ea fi
Probabilmente ci diranno che siamo polemici o, addirittura, invidiosi, ma si tratta solo di mantenere una certa coerenza, di offrire un servizio che ci era stato richiesto, di dare visibilità a contenuti per i quali eravamo stati interpellati e poi in seguito censurati, si tratta di rispettare quell’informazione pulita dal basso per cui ci battiamo da anni, senza filtri né compromessi, con attenzione ai contenuti e alle vittime di turno.

In un momento in cui l’incoerenza e l’omertà la fanno da padrone ci preme sottolineare l’importanza di ricercare la verità, sviluppando una propria coscienza e senso critico che porti ad essere esempi di se stessi, senza doversi rifare a citazioni e teorie che per essere efficaci devono essere contestualizzati, vissute nel pratico, nutrite e aggiornate di giorno in giorno.
Più volte in questi anni singoli e gruppi ci hanno contattato chiedendoci di alzare l’asticella, sottolineare quella che è l’evidenza dei fatti, retraendo poi la mano dopo il lancio del sasso.
Sappiamo di essere in minoranza, ma “l’unione fa la forza” è il motto di chi basa la propria lotta su idee deboli, necessitando quindi di grandi seguiti, ed è per le idee che ci battiamo, perché sopravvivano nel tempo, perché le persone vanno e vengono, ma gli ideali di liberazione restano.
Non ci interessa essere simpatici, ma efficaci, non andiamo alla ricerca di facili consensi, ma di quella coscienza collettiva che conduca ogni singola persona a diventare parte integrante del processo di liberazione totale attraverso un’autodeterminazione da esprimere nel quotidiano.

TA