Un ponte è crollato

Il 70% delle 26 concessioni che riguardano circa 6.000 chilometri di reti autostradali, tra i quali non sono compresi i mille gestiti da Anas, se lo spartiscono prevalentemente due società: il Gruppo Atlantia di proprietà della famiglia Benetton che ne controlla oltre 3.000 chilometri, e il Gruppo Gavio che ne gestisce oltre 1.400.
Tra i 1.400 chilometri di reti italiane controllati dal Gruppo Gavio, figura l’ADF (Autostrada dei Fiori): tratta autostradale di cui fa parte anche il viadotto Polcevera, conosciuto come Ponte Morandi: crollato il 14 agosto 2018.
E mentre Benetton si presenta da sola, declinando ogni responsabilità sull’accaduto e dichiarando che il viadotto non era pericoloso, a conferma della sua natura di multinazionale votata al saccheggio e al mero guadagno sulla pelle di persone e ambiente, due parole vanno spese sul forse meno conosciuto Gruppo Gavio.
Ponte Morandi, costruito alla fine degli anni ’60, in origine lungo 1.182 metri e alto 45, sorgeva alla foce del Polcevera, quella Valle nell’entro-terra genovese che da anni resiste al Terzo Valico: grande opera che in passato ha visto la partecipazione anche del Gruppo Gavio.
Attraverso la consociata Itinera e grazie all’acquisto di un’azienda di costruzioni un tempo appartenente a Salvatore Ligresti, Marcello Gavio per alcuni anni ha posseduto il 45% delle quote azionarie del Terzo Valico, rilevate definitivamente nel 1997 dal gruppo Salini-Impregilo per poter entrare nel Cociv: il consorzio di società che gestisce il progetto.
Il crollo del ponte, le cui cause non sono da ricondurre all’erosione idraulica delle strutture, ma ad un’assente manutenzione reiterata nel tempo, è la conseguenza di discussioni trascinate per anni, passate anche attraverso due interrogazioni al Senato (ottobre 2015 e aprile 2016) a conferma della totale inefficienza, inefficacia e complicità delle istituzioni.ponte morando senato
Ma, come capita spesso in questi casi, non erano necessarie interrogazioni, sopralluoghi o chissà quali studi per verificare cedimenti strutturali che erano già ben visibili ad occhio nudo, come mostra la foto scattata nel 2017.
ponte morandi 2017Cedimenti strutturali per i quali già nel 2006 era stato proposto un progetto per i rafforzamento del ponte, all’epoca bocciato perché avrebbe causato il blocco del traffico dell’area interessata.
Ad infangare ulteriormente un disastro che poteva e doveva essere evitato, assisteremo adesso al consueto scarico di responsabilità tra aziende, enti ed istituzioni, in quel teatrino di ipocrisia che alla fine riconduce tutto al fato, in modo che le multinazionali interessate possano preservare i propri interessi economici.
Per il Gruppo Gavio, ma sopratutto per Benetton il periodo poi è cruciale, considerata la recente proroga delle concessioni autostradali rilasciata dall’UE pochi mesi fa, che garantisce a queste due aziende il controllo sulle reti già descritte sino al 2042.
Un provvedimento chiave per Benetton che, grazie a questo slittamento, ha la possibilità di accelerare le operazioni per l’inizio dei lavori e il completamento della Gronda.
Montagne sventrate, amianto che avvelena intere valli, popoli perseguitati e repressi per il controllo delle terre, ponti che crollano e cemento che nonostante tutto continua a prendere il posto delle foreste: cosa deve ancora succedere perché vi sia rivoluzione?!

RS

Fonti: agi il fatto quotidianoitalypost corriere

One thought on “Un ponte è crollato

  1. Sono turbata più che da un terremoto o un’eruzione vulvanica , quasi sempre imprevedibili. Ho espresso il mio rammarico e la mia profonda sfiducia nella mio diario FB, ma l’articolo letto lo condivido perché è chiarissimo

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