Servi, fantocci e burattinai: repressione made in italy

L’ultra centenaria repressione del popolo Mapuche, che si tratti delle comunità argentine o di quelle cilene, anche se all’apparenza mossa dagli stati è caratterizzata e determinata da matrice italiana.
Pur essendo britanniche le origini del processo di colonizzazione delle terre ancestrali Mapuche in Argentina, nel 1991 la famiglia Benetton acquista dalla Compagnia Tierra del Sud (un tempo conosciuta come Argentine Southern Land Co) oltre 900.000 ettari terra in Patagonia, aprendo di fatto il contenzioso con le comunità locali. In particolare il Pu Lof di Cushamen teatro di numerosi atti di repressione, della persecuzione da parte stato argentino ai danni del lonko Facundo Jones Huala, e dell’omicidio nell’estate 2017 di Santiago Maldonado.
Anche se il nome può confondere, la Argentine Southern Land Co è la multinazionale britannica che nel lontano 1889 ha dato il via al furto delle terre Mapuche oggi colonizzate da Benetton, che la multinazionale italiana utilizza per la schiavitù e lo sfruttamento di circa 300.000 viventi, tra ovini (per soddisfare la richiesta di lana), bovini e cavalli (destinati invece all’industria della carne e dei derivati animali).mapa-benetton
In Chile la complicità tra stato e multinazionali italiane volta al monopolio delle terre e alla conseguente repressione dei popoli resistenti vanta, se possibile, origini ancor più solide e radicate nel tempo.
Come l’assassinio di Santiago Maldonado (solidale non Mapuche) ha rotto il silenzio che sino a quel momento aveva taciuto al mondo le opere di landgrabbing in corso, quello recente di Camilo Catrillanca (leader della comunità Temucuicui ucciso il 14 novembre 2018) ha mostrato la militarizzazione delle aree forestali dell’Araucania e del Bio Bio.
Da sottolineare come questi non siano casi isolati, ma la sistematica repressione vissuta dalle comunità Mapuche nel quotidiano.
Questo video documenta una delle periodiche incursioni delle forze armate nella comunità Temucuicui ad appena 4 giorni dall’assassinio di Camilo.
Indicato come la prima vittima del Comando Jungla, squadrone della morte costituito dal presidente Piñera nel luglio 2018, legalizzato e accorpato come reparto speciale ai carabineros cileni (a loro volta armati da Leonardo che fornisce gli elicotteri T-129), l’assassinio di Camilio in realtà è “solo” l’ultimo di una lunga serie di esecuzioni concordate tra stato e multinazionali che dall’epoca di Pinochet vedono protagoniste sempre le stesse aziende.cj
Si tratta dei gruppi Matte e Angelini, due consorzi che vantano storiche collaborazioni, tra cui il contributo finanziario offerto a l’affermazione del regime dittatoriale instaurato da Pinochet negli anni ’70.
Decima potenza economica del Chile, il gruppo oggi diretto da Roberto Angelini Rossi nato a Ferrara nel 1948 e fondato dall’omonimo Anacleto, oggi controlla buona parte del paese grazie alla costituzione nel 1989 della società per azioni AntarChile.
Attraverso AntarChile, il Grupo Angelini gestisce i servizi forniti dall’impresa COPEC, compagnia petrolifera cilena che vanta oltre 630 distributori sparsi per il paese.
L’impresa peschereccia Corpesca e il marchio Orizon (a sua volta acquisito dal colosso General Mills) che si occupa della lavorazione, produzione e vendita del pescato, tutte aziende che vedono come direttore, neanche a dirlo, Roberto Angelini.
Ma gli introiti maggiori derivano da Celco (compagnia Arauco), un’altra società per azioni che permette ad Angelini, da oltre 30 anni, di mantenere il monopolio sulle risorse naturali offerte dalle foreste dell’Araucania, tramite il controllo delle compagnie Celulosa Arauco y Constitución e della Forestal Milinco (di proprietà del gruppo Matte).Celulosa-Arauco-e1333140626213
Oltre alle fabbriche di polpa di cellulosa per la produzione di carta (5 in Chile e una in Argentina) Celco possiede anche 4 stabilimenti per la produzione di legname, 2 in Argentina e 2 in Brasile.

La complicità tra stato e multinazionali è alla base del controllo delle terre e del consolidamento di regimi oppressivi.
Come già accaduto all’epoca di Pinochet, quando nel 1973 a Laja (cittadina della regione del Bio Bio) 14 lavoratori della Compañía Manufacturera de Papeles y Cartones de Chile (azienda che, oltre a segnalare i dissidenti, forniva ai carabineros gli autobus per trasportare i prigionieri) vennero assassinati perché si opponevano al regime fascista, oggi lo stesso trattamento viene riservato alle comunità Mapuche, perseguitate dal Comando Jungla di Piñera perché difendono le terre ambite dal Grupo Angelini.
Grupo Angelini che, in periodo elettorale, ha finanziato la campagna per l’elezione dell’attuale presidente del Chile Piñera, visto l’odio condiviso verso le comunità Mapuche.
Un fenomeno tutt’altro che raro, ripresentatosi recentemente anche in Brasile in occasione delle elezioni presidenziali, che ha visto imprenditori del settore agroalimentare sostenere economicamente la campagna di Bolsonaro al fine di vedere garantiti quei processi di deforestazione a vantaggio dell’industria della carne e dei derivati animali, e del settore minerario.

C’è il boia, c’è chi da l’ordine e chi mette i soldi necessari affinché venga eseguito, ma all’origine di ogni dinamica repressiva c’è sempre lui: il capitalismo.

RS

Fonti: cooperativa kaosenlared

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