Non solo Benetton

Secondo fattore causa del cambiamento climatico dopo l’agrobusiness (conglomerato composto dall’industria della carne e dei derivati animali e quella agrochimica), quello minerario è un settore che va in parallelo con le altre tecniche estrattive che, funzionali al mero profitto, prevedono la colonizzazione di vaste aree di terra a discapito dell’integrità delle stesse e di chi le popola.
Uno strumento ormai abitualmente impiegato da governi e multinazionali, allo scopo di legittimare e normalizzare le azioni condotte, vede la sistematica criminalizzazione di chi si oppone alla devastazione della Terra, spesso anche attraverso l’imputazione di fatti la cui responsabilità va invece ricercata nelle dinamiche di sfruttamento sdoganate dal sistema stesso.
Se la persecuzione delle comunità Mapuche in Argentina la si deve sopratutto all’opera neo-colonialista condotta dalla multinazionale italiana Benetton, dal 2000 ad oggi un’importante contributo è arrivato anche dal settore estrattivo attraverso il monopolio della zona denominata Vaca Muerta.
L’area in questione giace su una formazione geologica di scisto, ovvero giacimenti di rocce bituminose dalle quali è possibile estrarre gas o olio, che tocca le provincie de La Pampa, Mendoza, Rio Negro e Neuquén.
Quest’ultima in particolare è teatro di diverse contese tra comunità Mapuche e multinazionali petrolifere, ultima in ordine di apparizione l’olandese Shell che ha avviato un progetto d’estrazione attraverso l’impiego del fracking: la trivellazione orizzontale dei terreni tramite l’utilizzo di tonnellate di litri d’acqua che, mischiate a sabbia e additivi chimici, vengono sparate nel sottosuolo ad altissima pressione per provocare crepe nella roccia che permettano l’estrazione di gas e olio.
Nelle aree in questione opera sopratutto la YPF (Yacimientos Petrolíferos Fiscales), società energetica argentina specializzata nell’esplorazione, produzione, raffinazione e commercializzazione del petrolio, e che nel 2001 assieme alla statunitense Dow Chemical (gruppo DuPont) e alla brasiliana Petrobras ha contribuito alla costituzione della Compagnia Mega: azienda per lo sviluppo dell’economia del paese attraverso la valorizzazione del gas ottenuto dal fracking.
Impresa statale, nonostante il 49% della società sia di proprietà della multinazionale petrolifera spagnola Repsol, YPF recentemente ha siglato un accordo con la compagnia malese Petronas che prevede un’incremento dello sfruttamento dei giacimenti nell’area della Vaca Muerta.
Per spianare la strada agli affari, scaricando le responsabilità ambientali su quelle stesse persone che rappresentano un’ostacolo all’opera di colonizzazione delle terre in questione, YPF ha tentato di far ricadere sulla comunità Mapuche di Neuquén uno sversamento di petrolio risalente all’ottobre 2018, che ha inquinato una superficie pari a 10 campi da football (oltre i 45 ettari di terre).
YPF, sanzionata successivamente con una multa di circa 33 milioni di dollari, attraverso intercettazioni telefoniche, inclusa la geo-localizzazione dei cellulari strumento utilizzato dalla gendarmeria argentina già nell’ambito della scomparsa di Santiago Maldonado, ha tentato di collocare alcuni membri della comunità Mapuche sul luogo dell’accaduto.
Comunità Mapuche che, al contrario, tentano di porre un freno al costante saccheggio delle risorse della Terra da parte del sistema capitalista e alle relative conseguenze a discapito dei sempre più delicati equilibri generali, e che solo nella località di Neuquén si traducono il oltre 900 sversamenti di petrolio ogni anno a causa dell’operato della YPF.

RS

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Fonti: la vacagauchonews el cronista

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