sorveglianza speciale… Solidarietà Internazionale!

L’Italia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di armi.
Attraverso Leonardo (ex Finmeccanica) svolge un ruolo di primo piano in ogni guerra e regime repressivo.
Dispensatore di armi a regimi fascisti, grazie all’ausilio di servili istituzioni, applica ogni tipo di persecuzione possibile, arrivando ad etichettare come “socialmente pericoloso per aver appreso l’uso delle armi” chi quei regimi li combatte.
Può privare della libertà chi lotta per la libertà di ogni individuo.
E lo fa attraverso la sorveglianza speciale, misura restrittiva di epoca fascista.
Non deve neanche inventarsi un reato e non serve quindi un processo.
Immediato divieto di dimora, divieto di incontrare gruppi di più persone e quindi di partecipare ad assemblee, revoca della patente e del passaporto.
In alcuni casi è previsto l’obbligo di trovarsi un lavoro, di restare a casa in determinate ore del giorno e della notte.
C’è la volontà di impedire ogni attività politica e la possibilità di fare informazione.
Nel riportare di seguito il comunicato diffuso da Eddy, Jacopo, Jak, Davide e Pachino, vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai/alle combattenti YPG e YPJ, in quello che è un chiaro atto di sistematica repressione rivolto a chi rappresenta la risposta resistente e rivoluzionaria contro politiche xenofobe e guerrafondaie.

Siamo cinque italian* di Torino che sono stat* in Siria per contrapporsi all’Isis e al jihadismo e difendere le popolazioni della Siria del nord, impegnate da anni in conquiste sociali e di genere ottenute grazie al movimento confederale del Rojava, di cui le Ypj-Ypg curde (in cui alcuni di noi hanno combattuto) sono la principale forza di autodifesa. Chiariamo subito che non siamo eroi e non vogliamo essere considerati tali. Siamo persone come tutti gli altri, che hanno fatto una scelta in nome del principio per cui nessuno deve vedere limitata la propria libertà in base al sesso, alla razza, al credo religioso o allo stile di vita. Questi sono i valori che movimenti come l’Isis calpestano ogni giorno in Siria e in Iraq. La volontà di negare questi valori ha portato Daesh ad attaccare più volte i civili in Europa. Noi crediamo, invece, all’opposto, nel rifiuto del patriarcato, della devastazione del territorio e dello sfruttamento capitalista, così come nell’affermazione dell’autonomia delle donne, di una mentalità ecologica e della necessità di una condivisione delle ricchezze sociali.

A causa della nostra partecipazione alla lotta contro l’Isis la procura di Torino ci ha convocati in udienza il 23 gennaio per espellerci dalla nostra città e relegarci alla sorveglianza speciale. È una misura di polizia che annulla i diritti politici e la libertà di movimento dell’individuo, senza che a quest’ultimo sia garantito il diritto a difendersi in un regolare processo. Per quanto possa apparire incredibile, la procura afferma che saremmo “socialmente pericolosi” perché abbiamo appreso l’uso delle armi, ma se questo è stato per noi necessario, lo è stato per combattere un nemico spietato che si è macchiato di genocidi, stupri ed esecuzioni di massa, oltre che di riduzione in schiavitù di migliaia di esseri umani. È assurdo pensare che noi potremmo o vorremmo usare qualsiasi competenza acquisita in quella guerra per attaccare la società, se è vero che è proprio per contribuire a rafforzare la società della Siria del nord, e per difendere le società europee degli attacchi dell’Isis, che abbiamo messo in gioco quello che potevamo.

Siamo rimasti colpiti dalla quantità di messaggi di solidarietà che abbiamo ricevuto da tutta Italia, da tutta Europa in queste poche ore. Siamo consapevoli che la scelta che abbiamo fatto trova unanime consenso tra le popolazioni europee, ma non ci saremmo aspettati un’ondata così forte e calorosa di amicizia e vicinanza, che è accompagnata in questi giorni anche dalla voglia di attivarsi. Di questo vi ringraziamo, perché la lotta contro chi intende limitare la nostra libertà durerà da qui al 23 gennaio e, se necessario, oltre. Sarà in primo luogo una battaglia contro chi intende screditare il nome e la dignità delle Ypj-Ypg, offendendo la memoria delle cadute e dei caduti di Kobane, Raqqa, Manbij, Afrin, Deir El Zor. In molti ci chiedono cosa è possibile fare per sostenere questa causa, che è anche la causa delle combattenti e dei combattenti italiani impegnati in questo momento nelle Ypj-Ypg, così come degli amici sardi assurdamente inquisiti per terrorismo per aver fatto parte di questa forza o averla sostenuta.

Giovedì prossimo 10 gennaio alle ore 19.00 si terrà a Torino un’assemblea pubblica presso lo Spazio popolare Neruda, alla quale invitiamo tutta la città e le/i solidali. Il 23 gennaio, in occasione dell’udienza, è stato convocato in rete un presidio di sostegno davanti al Tribunale dalle ore 9.30. Non sono che le prime iniziative fissate in calendario: nei prossimi giorni le realtà politiche solidali di Torino si incontreranno per proporre un più ampio percorso di mobilitazione. Nel frattempo ogni iniziativa di solidarietà, anche a carattere simbolico e comunicativo, ed ogni scritto o messaggio sui social, ogni pensiero, grafica o testimonianza di solidarietà saranno benvenuti. È fondamentale mantenere alta l’attenzione tanto sulla situazione a Manbij e nella Federazione della Siria del nord quanto sul goffo tentativo di criminalizzazione di Torino.

La lotta delle Ypj-Ypg, la lotta delle Forze siriane democratiche, la lotta degli internazionalisti di tutto il mondo non è socialmente pericolosa: è giusta ed è necessaria.

Le lotte per la giustizia e la libertà rimarranno giuste e necessarie fino a quando una sola donna o un solo uomo saranno oppressi su questa terra

Fonte: Agirê Bablîsokê

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