Banking on Climate Change : la crisi climatica è un business

La Terra è in saldo, fascismo e capitalismo le due facce di quella stessa moneta che ne svende il monopolio a stati e multinazionali.
Invece di allarmare l’attuale crisi climatica sta diventando un business, con banche, istituti di credito e multinazionali alla finestra a tifare per quei governi e regimi dittatoriali che aprono al saccheggio delle terre, ponendo il profitto davanti all’integrità di risorse che non gli appartengono e, direttamente o indirettamente, alla libertà di ogni singolo vivente.
Specchio di questo fenomeno è senza dubbio il Brasile di Bolsonaro che, in piena campagna elettorale, ottenne il sostegno dei vertici di Deutsche Bank i quali lo identificarono come il candidato ideale per gli interessi del mercato, auspicando un regime totalitario che oggi si erge su due fattori: l’agrobusiness e il settore minerario.
Prime due cause a determinare il cambiamento climatico, il settore agro-chimico-alimentare (industria della carne e dei derivati animali, monocolture e relativa dipendenza da pesticidi) ha già contribuito alla conversione di circa 250.000 ettari di foresta amazzonica a vantaggio di multinazionali del settore tra cui Cargill e Monsanto.
Quello minerario, invece, si pone come strumento volto a legittimare la persecuzione dei popoli indigeni, con Bolsonaro determinato a cancellare le terre ancestrali a favore di progetti estrattivi.
Il rapporto Banking on Climate Change 2019 mostra come negli ultimi tre anni, invece di calare, prestiti e sottoscrizioni siano aumentati, a beneficio di 1.800 aziende impegnate nell’estrazione di carbone, petrolio e gas.
Sovvenzioni pari a 2 trilioni di dollari, erogati da 33 compagnie tra banche ed istituti di credito, a sostegno di opere estrattive e multinazionali del settore.
Di questi, circa 600 miliardi sono andati ad un centinaio di società minerarie, permettendo loro l’espansione di progetti per l’estrazione di combustibili fossili.
Tutto questo dopo gli accordi di Parigi (COP21), a conferma di quell’asservimento di stati e governi volto a garantire terreno fertile per la proliferazione di progetti a vantaggio delle multinazionali del settore.
A guidare questa crociata alla conquista dell’ultimo barile di petrolio spiccano 4 colossi statunitensi: JPMorgan Chase, City, Bank of America e Wells Fargo.
Seppur staccate, BNP Paribas, Intesa San Paolo (già finanziatrice del gasdotto Dakota Access Pipeline assieme a Wells Fargo) e UniCredit, ricoprono un ruolo centrale nelle speculazioni tanto in ambito climatico, quanto in quello degli armamenti.
Singolare come le sovvenzioni erogate dalle banche italiane, a prescindere dal settore di investimento, siano canalizzate sempre verso la Turchia.
E se la Banca Valsabbina da sola gestisce il il 25% (pari a circa 330 milioni di euro) di quel panorama bresciano primo esportatore di armi e munizioni all’estero, di cui il 6% destinati alla Turchia, UniCredit ricopre entrambi i settori.
Oltre alle transazioni relative al business della guerra che la vedono tra i primi 5 istituiti di credito a livello europeo, la banca italiana è il principale finanziatore estero di quelle miniere e centrali a carbone che stanno devastando le terre turche.

Una controllata turca del gruppo UniCredit

UniCredit, con il 55%, figura come primo istituto di credito a finanziare le centrali di Limak e Yildirim, società operanti nel sud-ovest dell’Anatolia ed entrambe impegnate in progetti che porterebbero verso l’ulteriore ampliamento delle opere estrattive.
Ma questo report non è volto a stilare classifiche tra banche buone e banche cattive.
In quanto espressioni dirette del regime monopolistico proprio del sistema capitalista, strumenti che determinano il controllo sulle terre e la conseguente persecuzione di intere popolazioni, questa distinzione non esiste.
Con gli attuali ritmi estrattivi ed una crisi climatica in costante peggioramento, si stima che le morti premature possano accostarsi alle 800.000 ogni anno: cifre che però non tengono conto delle perdite in ambito ambientale, tra vegetazione, selvatici e viventi in generale.

RS

no future – Earth Raises (mobilitazione quotidiana)
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Fonti: lr21 valori earth first

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