Expo 2015: Nutrire il Pianeta… con cemento e diossina

Seconda tappa dei nostri articoli di denuncia per quanto riguarda Expo 2015 e, prendendo spunto dal suo slogan “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”, oggi vogliamo raccontarvi come questo “grande evento” stia di fatto alimentando l’ambiente con tonnellate di cemento.

Partiamo subito con il dato che da solo dovrebbe bastare per far provare a ogni persona disgusto verso questa fiera: la realizzazione dell’area adibita allo svolgimento dell’evento ha portato alla cementificazione di 1000 ettari di terreni agricoli (all’incirca 208 volte lo stadio di San Siro).
A noi piace pensare che, presa visione di questo dato, la maggior parte di voi non sia spinta a leggere quanto segue, in quanto già sufficientemente convinta dell’incoerenza di questo “grande evento”, ma se avete bisogno di ulteriori conferme ve le diamo subito.

Nel 2012 sono stati aperti i cantieri per la realizzazione della TEEM (Tangenziale Est Esterna Milano), un’autostrada lunga 32 chilometri per un costo di due miliardi e duecento milioni di euro di denaro pubblico, ovviamente. La TEEM è stata più volte annunciata come un’infrastruttura indispensabile per permettere ai visitatori di giungere a Expo, perché questo è ciò che conta, permettere alle persone di visitare una fiera che da maggio a ottobre sarà la vetrina per le solite multinazionali (come già descritto nel primo articolo), e non tutelare l’ambiente e i territori.
La realizzazione della TEEM ha portato all’esproprio di numerosi terreni di piccoli agricoltori e contadini, tra i quali alcuni su cui veniva piantato grano biologico destinato al progetto Spiga e Madia, filiera a chilometro zero di farine e pane dei gruppi di acquisto della Brianza milanese.
Nel momento storico che stiamo attraversando dove l’inquinamento ambientale è sempre a livelli di guardia, la ricerca di cibo sano e sufficiente per tutti è una costante. Amputare progetti di questo tipo con gettate di cemento delinea perfettamente la direzione consumista, capitalista e votata al mero guadagno di Expo 2015. Invece di tutelare e promuovere progetti volti alla riscoperta e al rispetto della natura, al mangiar sano e con semplicità, Expo 2015 sostiene la realizzazione di infrastrutture che condannano queste realtà.
Ma forse, facciamo un’ipotesi, anche questa è una strategia per mantenere il controllo del cibo nelle mani delle solite “sorelle criminali”, quelle stesse corporazioni che prenderanno parte alla fiera.

Non è solo la TEEM però che alimenta l’ambiente con il cemento. È doveroso parlare anche della Pedemontana, un progetto degli anni ’70, un’autostrada che collegherà Varese, Como e Bergamo passando per la Brianza milanese per collegarsi con la BreBeMi.
Come si può leggere sul dossier redatto da Farro&Fuoco dal quale, vi ricordiamo, prendiamo spunto per questa rassegna di articoli, il tracciato di questa autostrada taglierà il Bosco delle Querce tra Seveso e Meda, luogo nel quale sono interrate le vasche impermeabilizzate in cui si trova il materiale contaminato dalla diossina fuoriuscita dai reattori della ICMESA nel 1976.
L’ICMESA era un’industria chimica svizzera che produceva triclorofenolo, un agente che serve per la composizione di pesticidi e diserbanti, tutto questo attraverso la sperimentazione animale per poter affermare che le sostanze utilizzate negli impianti non fossero dannose alla salute umana.
Sappiamo che la sperimentazione sugli animali, oltre a infliggere a questi inutili torture e sofferenze, non fornisce alcuna attendibilità sui reali effetti che le sostanze testate possono sortire sull’uomo.
Nel luglio del ’76, un guasto al reattore A101 dell’impianto di Meda liberò nell’aria una nube di TCDD, la più pericolosa diossina conosciuta. Da lì a poco molte persone vennero colpite da malori e malattie della pelle e numerose piante e animali domestici morirono.
L’impianto venne smantellato, ma non senza i tentativi dei vertici dell’ICMESA di difendersi dietro alle ricerche condotte attraverso la tortura di chissà quanti animali, test che consegnarono risultati contraddittori e nessun dato atto a escludere la pericolosità sull’uomo delle sostanze chimiche prodotte
Dopo aver mietuto vittime nel 76 e aver l’asciato un’eredità di diossina sepolta sotto il Bosco delle Querce, quante siano le possibilità che la costruzione della Pedemontana conduca a un nuovo disastro non è dato sapersi. Ma non importa, perché come ogni “grande opera” in questo Paese (si vedano TAV e relativi scavi in montagne piene di amianto, per fare un esempio) si deve fare “senza se e senza ma” (un approccio che ricorda un po’ quello dei Bravi manzoniani), a discapito della salute delle persone e dei territori.

E poi ci sono “Le vie d’acqua” – anche se è più corretto dire “Via d’acqua” – un progetto di canali che in un primo momento avrebbero dovuto collegare il Ticino con il sito di Rho-Pero, per scendere poi nell’area della Darsena sino al Parco Agricolo Sud. Il progetto così disegnato avrebbe sposato aspetti di riqualificazione, rilancio turistico cittadino, oltre a rifornire di acqua gli agricoltori del Parco. Ma ad oggi si tratta solo di un singolo canale di scolo, non navigabile, interno alla città tra la Darsena e l’area di Expo, che passerà dentro quattro parchi cittadini (Parco di Trenno, Pertini, Cave e Bosco in Città) tagliandoli in modo irrimediabile anche se la fiera espositiva durerà solo sei mesi.

“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” restano quindi delle belle parole, ma gli intenti di Expo 2015 sono fallimentari già in partenza; l’ennesimo evento che fa intravedere un futuro costellato dal cemento.
Senza voler esagerare, il Pianeta sarebbe stato molto meglio se questa fiera non fosse mai esistita.

di S. Strummer

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One thought on “Expo 2015: Nutrire il Pianeta… con cemento e diossina

  1. ogni giorno che passa, avvicinandoci ad Expo2015, ci lascia più basiti e increduli. Perché tanta volontà di fare male senza alcuna coscienza, senza etica, è incomprensibile visto che si potrebbe anche fare bene. Perché non analizzare le precedenti esperienze per fare tesoro degli errori altrui. In questo disastro tipico nazionale ci sono imprese che hanno investito sulla ricerca, hanno lavorato seriamente per essere propositivi e i loro sforzi vengono vanificati da questa palude, questa melma, di approssimazione, di speculazione politica e di assenza totale di un progetto etico che valorizzi il territorio … incoerenza totale ….

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