Olio di palma: Sumatra potrebbe bruciare fino a marzo 2016

Gli incendi che da oltre un mese si sollevano dalle foreste di Sumatra e del Kalimantan potrebbero continuare ad ardere fino al marzo 2016, tanto potrebbero durare le operazioni per domare una devastazione che ormai è fuori controllo.kalimantan incendi
I fumi gialli che si disperdono dalle foreste in fiamme sono sempre più densi, rendono impossibile la vita delle popolazioni delle aree circostanti, ma sappiamo che l’Haze, così viene chiamato questo fenomeno, ha raggiunto da tempo anche Singapore portando il tasso d’inquinamento ben oltre i livelli d’allerta.
Da inizio settembre a oggi sono circa un milione e 700 mila ettari di foresta a essere andati bruciati, come se Singapore fosse stata data alle fiamme ventiquattro volte.
La causa principale di questa devastazione risiede nel mercato dell’olio di palma che, ricordiamo, è una sostanza largamente utilizzata a livello alimentare, ma anche nel settore della cosmesi, dell’igiene della casa e per la produzione di falsi biocarburanti.

Singapore coperta da un fumo giallo da oltre un mese.

Il mercato dell’olio di palma è in compagnia dell’industria cartiera, del traffico illegale di legna e delle estrazioni minerarie. Queste sono le tre principali cause di deforestazione nell’area del Borneo.

Da quando si è intensificata la diffusione di notizie sulla situazione che stanno vivendo le foreste di Sumatra abbiamo purtroppo registrato un dato triste quanto allarmante, ovvero persone che incitano al boicottaggio dell’Indonesia.
Promuovere il boicottaggio di una regione, un paese o lasciarsi andare a commenti e giudizi razzisti, cosa che capita purtroppo molto spesso in situazioni del genere, oltre a essere triste, fuori luogo e lasciare il tempo che trova, è solo un modo per ripulirsi la coscienza nella convinzione che le proprie scelte quotidiane non abbiano alcun peso e coinvolgimento in quello che sta accadendo.
A essere boicottati dovremmo essere noi stessi e il nostro consumismo troppo spesso scellerato, senza alcun criterio, disinformato e disinteressato, come se ciò che conta fosse solo quello che accade dentro la propria casa, poi poco importa se il consumo di un barattolo di Nutella manda in fiamme una foresta.

Volantino disponibile sul sito di Earth Riot (earthriot.org)

Volantino disponibile sul sito di Earth Riot (earthriot.org)

Invece di lasciarsi andare a commenti privi di contenuti ed efficacia bisognerebbe avere l’umiltà di fare un po’ di sana autocritica; le foreste che bruciano a causa della produzione di olio di palma è una questione di responsabilità sociale, come lo sono molte altre devastazioni, sfruttamenti e atti di schiavitù che si consumano nel mondo ogni giorno.
A livello pratico, gli strumenti per cessare di essere complici “inconsapevoli” di questi crimini, fornendo invece il proprio contributo verso il rispetto della Terra e di chi la abita, adesso ci sono, basta utilizzarli e impegnarsi nel leggere le etichette dei prodotti.
In merito a questo vi informiamo che prossimamente su alcuni prodotti potrebbe comparire la dicitura “prodotto con olio di palma sostenibile”, ma ormai abbiamo imparato che non esiste un mercato di questa sostanza che possa definirsi tale, e la stessa cosa vale anche per l’olio di cocco e i prodotti tropicali in genere.marchi odp bio

La deforestazione porta con sé numerose conseguenze, dall’oppressione dei popoli alla morte degli animali che popolano le zone colpite, che rimangono uccisi nel corso degli incendi, per il crollo degli alberi, per avvelenamento da pesticidi e bocconi avvelenati strategicamente distribuiti per impedire loro di avvicinarsi alle monocolture di palme da olio, e a causa del bracconaggio.
Gli animali che scampano agli incendi infatti vengono braccati, uccisi per l’avorio nel caso di elefanti, o per essere deportati e venduti a zoo e circhi.

Oggi vogliamo riportarvi la vicenda di Gito, piccolo di orango che è rimasto orfano a causa del bracconaggio che ha ucciso la madre.
Il piccolo è stato catturato e rivenduto come animale domestico, per poi essere rinchiuso in una scatola e lasciato a morire sotto il sole cocente.gito
Gito è stato salvato appena in tempo e ritrovato abbracciato a se stesso, come fosse mummificato, quasi andasse alla ricerca dell’abbraccio di quella madre che gli è stata portata via.
Questo è solo un esempio di ciò che succede giornalmente nelle foreste del Borneo, così come quelle dell’Amazzonia e dell’Africa, ovvero quei bacini di biodiversità vegetale e animale che fanno tanto gola alle multinazionali.
L’aspetto mostruoso di tutto questo è che se non fosse per il capitalismo, il consumismo, l’egoismo di una società specista e antropocentrica, Gito avrebbe ancora sua madre, le foreste sarebbero ancora in piedi, numerosi popoli indigeni non si sarebbero mai estinti. Invece viviamo in una realtà diversa e sicuramente non migliore.
Ma la cosa straordinaria, che offre ancora un po’ di conforto, è che possiamo ancora scolarci dalle nostre realtà personali, rendendoci conto che siamo tutti abitanti dello stesso Pianeta, e che il “piccolo” che può fare ognuno di noi unito a quello di molti altri può fare un’enorme differenza, perché ci sono ancora tante vite da salvare e territori da tutelare.

Fonti: AsiaOneTrust – La Stampa