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DAL VEGANISMO ALL'ANTISPECISMO
La scelta vegan prevede l'eliminazione di ogni derivato animale: carne, pesce, latte e derivati, miele, ma anche pelle, lana e seta, tutto ciò che causa prigionia, sofferenza e morte animale. Questa scelta può essere dettata da diversi fattori: empatia verso altri esseri viventi, ragioni ambientali o sociali. Il passaggio dal veganismo all'antispecismo, ossia la lotta per la liberazione animale che non può prescindere da quella umana e che a sua volta non può esistere senza quella della Terra, dovrebbe avvenire automaticamente, ma spesso non è così anche a causa di disinformazione e da un qualunquismo allarmante che tende a diffondersi sempre più nei vari ambienti attivisti. Ogni individuo segue il proprio percorso personale che lo porta a compiere certe azioni piuttosto che altre, a sensibilizzarsi verso una causa che, se approfondita, potrebbe portarlo a scoprire altri aspetti.
Earth Riot, ad esempio, è nato dalla presa di coscienza di alcuni attivisti che non esistono lotte separate tra loro.
Da tempo, ormai, ci occupiamo della questione “olio di palma”, ma non dimentichiamoci che gli stessi danni ambientali, e non solo, sono causati anche dalle piantagioni di eucalipto, di soia, dalle colture di piante da olio tropicali in genere, dagli allevamenti animali, che per l'Amazzonia rappresentano l'80% della deforestazione globale.
Il termine vegan a nostro avviso dovrebbe essere riveduto e ampliato: non può essere definito tale un prodotto che contiene una sostanza che causa morte animale, anche se di origine vegetale, come olio di palma, oli odi cocco.
La stessa cosa vale per la soia: è necessario verificare la sua provenienza, considerando la crescita delle piantagioni OGM che, oltre a rappresentare un rischio per la salute delle persone, sono causa ulteriore di deforestazione e di avvelenamento degli animali che abitano le zone colpite. Le grandi quantità di sostanze chimiche e pesticidi spruzzate sulle piantagioni geneticamente modificate stanno segnando la morte di molti insetti tra cui le api, ma anche di animali come elefanti, rinoceronti, tigri, orango. Questi sono dati che vi stiamo fornendo non per sminuire l'importanza della scelta etica abbracciata, ma per integrarla, perché sia possibile avere un quadro generale della situazione, in modo da sapere come muoversi.
Vi sono poi tutti quei prodotti la cui produzione è sinonimo di sfruttamento nei confronti delle persone o degli animali o dell'ambiente, o verso tutti e tre gli aspetti.
Da qui nasce l'antispecismo; rendersi conto che non potrà mai esistere un vero concetto di liberazione sino a quando vi saranno devastazioni ambientali, oppressioni e uccisioni nei confronti di ogni essere vivente ospitato dal Pianeta.
Arriviamo quindi a parlare di prodotti sulla carta vegan, perché magari non contengono derivati animali, ma che causano inquinamento, regimi oppressivi verso popoli, sfruttamenti di ogni genere e uccisioni. Ma invece che riproporre l'ennesimo elenco di multinazionali tra le più criminose e conosciute, vorremmo spostare l'attenzione su un altro aspetto, un passo precedente ed essenziale, ovvero quello di distaccarsi dal mito del marchio.
Basta con la dipendenza dal mercato e da un sistema che ci porta a sottostare alle sue regole; per cambiarlo da dentro è importante ricordare che non siamo solo quello che mangiamo, ma più in generale quello che compriamo, il modo in cui viviamo.
La soluzione non è sperare che una determinata lista certificata pubblichi il nome di un marchio dandoci così la libertà di poterlo acquistare sentendosi in pace con la coscienza.
La vera rivoluzione è smettere di accettare quello che il mercato passa, smettere di accontentarsi dei prodotti che si trovano, di cadere nell'alienazione e nell'automazione quotidiana, in una morte decisionale che preferiamo delegare alle pubblicità, a terzi ben felici di guidare ogni nostro passo verso i loro portafogli, attraverso i loro mezzi.
L'autoproduzione, ad esempio, così come lo scambio, è un metodo efficace per boicottare un sistema che ci vuole servi, consumatori prima che persone, dimenticando che, attraverso le nostre scelte, decidiamo se un tale prodotto, ma soprattutto una data pratica, come quelle dello sfruttamento e dell’uccisione animali, del landgrabbing, dell’oppressione dei popoli, può aver mercato oppure no.
Poter scegliere tra cinque marchi di biscotti differenti, otto paia di jeans, sette tour in crociera diversi non significa vivere in un sistema libero. Per questo è importante comprendere quanto il termine liberazione coinvolga svariati aspetti che, se trascurati, svuotano la parola stessa e la rendono nient'altro che aria, pura teoria senza pratica, una liberazione che mai sarà tale.
Quello che noi auspichiamo, ma che poi è il concetto intrinseco dell'antispecismo, è un percorso che porti a non dividere animalismo, ambientalismo e diritti umani, ma a unirli indissolubilmente: tutte e tre le cause sono fondamentali, tutte e tre non possono prescindere le une dalle altre, e si giungerà alla vera liberazione se e quando tutte e tre otterranno pari rispetto. Una liberazione totale.