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Biodiversità e monocolture

Nel 1992 a Rio de Janeiro si svolse l'Earth Summit; in quella occasione venne concepito il testo della Convenzione sulla biodiversità che all'articolo 2 fornisce la definizione di diversità biologica:

La variabilità fra gli organismi viventi di ogni tipo, ossia le risorse di terra, mare, acqua dolce e i complessi scenari ecologici in cui sono inserite: ciò implica la diversità entro le specie, la diversità fra le specie e la diversità degli ecosistemi.

La biodiversità, l'equilibrio tra i vari ecosistemi sono i fattori che determinano la sopravvivenza del Pianeta, che deve esser visto come un unico, immenso organismo composto dalle diverse forme viventi che lo abitano, ognuna delle quali ricopre ruoli fondamentali tutti collegati fra di loro.

L'estinzione (dovuta non a cause naturali) di una pianta, un insetto, un pesce, un volatile modifica inevitabilmente l'ambiente, è causa di cambiamenti climatici, scomparsa di altre forme di vita che si ritrovano senza più nutrimento o riparo dove poter vivere. Come ad esempio sta accadendo alla pianta di bambù che ha difficoltà a sopravvivere al surriscaldamento globale e se dovesse morire lascerebbe senza cibo i Panda e senza riparo tutti gli animali che popolano quelle foreste.


Estinzione di una specie significa non solo perdere quella particolare specie, ma anche creare una situazione di pericolo per le altre, che per precisi meccanismi ecologici erano da essa dipendenti. Quando una pianta si estingue, con lei scompaiono da 20 a 40 specie animali - Vandana Shiva

La scomparsa di una specie piuttosto che di un'altra causata dai ritmi industriali e da quello che viene spacciato come "progresso" causa danni enormi alla vita di tutti quanti; l'essere umano è un animale anch'esso (troppo spesso ce ne dimentichiamo) e come per quella di tutti gli altri anche la sua sopravvivenza è strettamente correlata a quella dell'intero Pianeta. L'essere umano è una delle specie che popola il Pianeta, non è quella dominante e non dovrebbe prendersi tale diritto. Il progresso come viene espresso ora sta - e neanche troppo lentamente - esaurendo troppi ecosistemi: le continue costruzioni, il consumismo, le sovrapproduzioni impoveriscono giorno dopo giorno l'ambiente e tutto questo avviene senza che ci si renda conto che le risorse non sono illimitate.


Le Monocolture, ossia il sacrificare vaste zone di territorio per la coltura di un'unica specie vegetale in maniera intensiva e standardizzata, sono tra le principali cause della scomparsa di biodiversità. Convertire foreste rigogliose, ecosistemi ricchi e variegati in monocolture significa condannare a morte milioni di creature vegetali e animali.

Questo processo tanto sbandierato come "sviluppo" e "progresso" non fa altro che aumentare la povertà nel Mondo. Le aree impiegate per questo tipo di coltivazione, ormai sempre più frequente e gestito da tutte quelle multinazionali (come Monsanto, Wilmar, Nestlé, etc.) che vogliono un mercato globalizzato privo di varietà in modo da esser più facilmente controllato, sono quelle foreste pluviali, come l'Amazzonia, che offrono un clima ottimale per l'agricoltura e che sono i polmoni con i quali l'intero Pianeta respira.

Le foreste pluviali tropicali sono gli ecosistemi terresti più ricchi, esse coprono il 7% della superficie mondiale, e danno rifugio al 70% di tutte le specie. (Global Biodiversity 1992)

Le monocolture di fatto rendono sterili i terreni, impoveriscono le sorgenti genetiche dell'agricoltura rendendo i raccolti più vulnerabili; coltivare un'unica specie mette a rischio la sicurezza alimentare. La distruzione della diversità favorisce le infezioni e le malattie, le piante sono pi&iugrave; facilmente attaccabili dagli insetti che negli ultimi 40 anni hanno raddoppiato i danni alle colture nonostante l'uso di pesticidi sia decuplicato. Un altro fattore che mette a rischio la salute dell'ambiente, di chi lo abita e di chi consuma i frutti provenienti da tali colture, sono proprio i pesticidi utilizzati con sempre più leggerezza e frequenza nonostante causino 220000 morti all'anno tra chi li sparge sui raccolti e chi si trova a stretto contatto con le piante trattate, oltre che condannare tutte le specie che si trovano esposte a queste sostanze.


...se in America le coltivazioni di mais cadono vittime delle epidemie è perché la tecnologia le ha volute tutte uguali, come gemelli identici: se si ammala una pianta, si ammalano tutte. (The Genetic Vulnerability of Major Crops)

Le monocolture in generale, ma peggio ancora quelle di organismi geneticamente modificati, sono una minaccia per la sopravvivenza di tutti quanti: i prodotti che ne derivano sono dannosi per la salute delle persone, contengono fitofarmaci, pesticidi, e quelli OGM possono causare anche il cancro, tutti rischi, questi, che corre un consumatore. All'origine del prodotto che troviamo nei supermercati e nei negozi c'è molto altro: un mercato ormai standardizzato che, portato avanti in questo modo, sta segnando le sorti del Pianeta. L'agricoltura come viene interpretata oggi causa quindi danni ad ogni forma di vita. I popoli che abitano le zone interessate dalle monocolture, come ad esempio capita a Malesia, Indonesia, Papa Nuova Guinea, aree utilizzate per la coltivazione di palme da olio, si vedono privare delle terre che da centinaia di anni coltivavano, la loro unica forma di sostentamento. Nel migliore dei casi queste persone vengono impiegate in queste nuove colture intensive, altrimenti sono cacciate dalle proprie terre di origine o comunque costrette ad abbandonarle dopo che la monocoltura in questione ha trasformato zone fertili in deserti incoltivabili.


In India dal 1997 si sono suicidate 200.000 persone a causa delle colture di cotone Bt geneticamente modificato che hanno sostituito quelle delle varietà locali, facendo salire il prezzo delle sementi da 7 a 17000 rupie al chilo, incrementando di 13 volte l'uso di pesticidi. I contadini del luogo, privati dell'unica forma di profitto a loro disposizione per sopravvivere, hanno commesso il gesto estremo non vedendo più un futuro per loro.


Gli animali che abitavano le foreste convertite in monocolture spesso restano vittime delle opere di deforestazione, sono cacciati dai bracconieri assoldati dalle multinazionali che vogliono operare nella zona prescelta o semplicemente muoiono perchè privati di casa e nutrimento.


Ogni nostra scelta può indirettamente determinare in maniera positiva o negativa le sorti di una specie o di un ecosistema. Giorno per giorno noi abbiamo il potere di scegliere se finanziare un mercato che sta esaurendo il Pianeta oppure no.

  • Preferire i prodotti a chilometro 0 piuttosto di quelli che provengono da paesi molto distanti;
  • Acquistare da piccoli commercianti invece che nei grandi supermercati;
  • Leggere attentamente le etichette per conoscere la provenienza di quel dato prodotto e le sostanze che esso contiene per potersi informare se siano ottenute in modo etico e sostenibile;
  • Evitare tutti quei marchi (come Nestlé, Ferrero, Mulino Bianco, Motta, Barilla, Saiwa, Kraft, Kinder, Del Monte, Chiquita, Buitoni e tante altre) che finanziano il mercato del falso progresso.



  • Questi sono semplici comportamenti che ognuno di noi può attuare e che nel loro piccolo contribuiscono a preservare l'ambiente e le forme di vita che lo abitano.