Dal mesozoico a Nestlé: la privatizzazione dell’acqua Guaranì

Il controllo delle risorse idriche della Terra è, da anni, tra gli obbiettivi principali della maggiori multinazionali del settore, su tutte Nestlé e Coca Cola.
L’opera di privatizzazione dell’elemento vitale per eccellenza fa parte di quel processo di impoverimento non solo del pianeta, ma anche dei popoli grazie ad un fenomeno generato dalle multinazionali stesse che negli anni hanno strategicamente diviso le persone in due categorie: chi si può permettere di pagare l’acqua e chi invece no, come Peter Brabeck (ex amministratore delegato Nestlé) ha più volte dichiarato.
Governi corruttibili o in condizioni economicamente precarie da sempre rappresentano terreno fertile per queste multinazionali che hanno i loro stabilimenti in paesi dove la vita ha un costo molto basso, dove si registrano alti livelli di povertà nella popolazione, o dove (grazie alla presenza di conflitti interni) è possibile approfittare di guerre civili per garantirsi il controllo delle risorse d’interesse.
Come in Colombia, dove la Coca Cola è stata tra le prime compagnie ad assumere squadroni della morte (gruppi para-militari che controllano le masse attraverso stupri e omicidi) per sedare le proteste e tenere sotto controllo gli stabilimenti situati nel paese e a Panama.
Emblematico è poi il caso dell’India dove, tra il 2003 e il 2010, sempre Coca Cola provocò un lungo periodo di siccità e l’inquinamento di grandi superfici agricole con sostanze cancerogene come piombo e cadmio, a causa delle opere estrattive per pompare acqua negli stabilimenti presenti sopratutto nella regione del Kerala: la produzione di 1 solo litro di Coca Cola causa l’inquinamento di 9 di acqua.
Nestlé e Coca Cola hanno recentemente messo gli occhi su una delle arterie idriche storiche della Terra, formatasi in era mesozoica e che attraversa Argentina, Paraguay, Brasile e Uruguay.
Si tratta del SAG (Sistema Acquifero Guarani) una delle più grandi riserve idriche sotterranee del mondo, un insieme di rocce sabbiose attraversate dall’acqua che copre una superficie di 1 milione e 200 mila chilometri quadrati, con i suoi 37.000 chilometri cubici di acqua di diverse qualità.mapa_Acuifero-guarani-935x1024
Nel gennaio 2018, a pochi mesi dal World Water Forum tenutosi a Brasile a fine marzo, Michel Temer (presidente brasiliano) e Paul Bulcke (attuale amministratore delegato Nestlé) si sono incontrati a Davos (Svizzera) per discutere la possibilità di esplorare la falda acquifera interessata.
Il SAG, oltre a rappresentare una risorsa naturale inalienabile della Terra e di conseguenza libera da monopolio, nel suo percorso attraversa terre già soggette violenti atti di repressione da parte di multinazionali e proprietari terrieri, e che vedono i Guaranì tra i popoli indigeni maggiormente perseguitati dell’intera Amazzonia.
Il 20 marzo scorso, a seguito di questi sviluppi, 600 donne appartenenti a vari gruppi sociali hanno occupato la sede Nestlé di Sao Lourenco (comune del Brasile a sud della regione del Minas Gerais) per puntare il riflettore sulle politiche di privatizzazione dell’acqua promosse da Temer.
Un’azione che può e deve ripercuotersi a livello mondiale, proiettata su quello che è il contributo giornaliero alle opere di land-grabbing condotte da queste multinazionali: le scelte dei/delle consumatori/trici.
L’accaparramento delle terre (neo-colonialismo) e la privatizzazione delle risorse idriche, come ogni altra espressione di monopolio e conseguente sfruttamento condotta dalle multinazionali, vedono il coinvolgimento di ogni singola persona in quel fenomeno di delega (più o meno diretta) che si consuma ogni volta viene acquistato un prodotto piuttosto di un altro.
Le battaglie condotte dai popoli resistenti possono essere sostenute nel quotidiano, attraverso l’informazione e la forma più diretta di destabilizzazione delle multinazionali interessate espressa attraverso il boicottaggio.
Se i prodotti dolciari Nestlé, le bibite gassate Coca Cola e i derivati caseari Danone sono forse più noti, la stessa cosa può non valere per i marchi di acque controllate da queste tre multinazionali e di cui di seguito riportiamo le liste.
L’acqua secondo Nestlé

file adatto per cartelloni in formato A3 e volantini in formato A4 o A5

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Coca Cola Company (oltre 500 prodotti a marchio e non) controlla tra le altre: Eva, Kinley, Lilia, Minute Maid, Nestea, Oasis, bibite a marchio Simply, Sveva (acqua di origine vulcanica estratta dal parco naturale del Vulture, in Basilicata), Fuzetea, Royal Bliss.

Danone: acqua Vitasnella

PP

Fonti: retebrasilatual agoravox

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