La pratica del boicottaggio

Un po’ trascurata e troppo spesso sottovalutata, quella del boicottaggio è una pratica molto efficace se applicata nel quotidiano ed espressa senza tralasciare alcuna vittima di sfruttamento, schiavitù e dominio, oltre a rappresentare uno strumento contro il sistema a disposizione di tutt*.
Il termine boicottaggio (boycott), come la pratica stessa, si diffonde sul finire del 1800 a seguito dell’opera di isolamento condotta da un’organizzazione a sostegno dei braccianti irlandesi contro Charles Cunningham Boycott: amministratore terriero che sottopagava e sfruttava i propri dipendenti.
boycott originUtilizzata anche come espressione del concetto di disobbedienza civile, ovvero l’opposizione a pratiche che, normalizzate e rese legali dal sistema per tutelare e giustificare l’operato del sistema stesso, minano la libertà dell’essere e dell’ambiente, negli anni la pratica del boicottaggio si è resa protagonista di numerose lotte di liberazione, integrando l’azione diretta.
Multinazionali, marchi e prodotti rappresentano i primi destinatari del messaggio spedito da consumatori e consumatrici attraverso il boicottaggio.
In quanto espressioni pratiche del monopolio applicato dal sistema capitalista sul quotidiano, aziende, lobby e corporation raffigurano anche quell’obiettivo che permette di esprime il proprio dissenso direttamente al sistema stesso.
Si parla di consumatori e consumatrici perché è così che il mercato identifica le persone subordinandole ad esso: soggetti ai/alle quali destinare prodotti che consegnano l’illusione della scelta, mentre al tempo stesso garantiscono il controllo su chi rappresenta una mera fonte economica.
Al lato pratico si tratta di dare un peso politico a quelle che all’apparenza possono sembrare azioni prive di un particolare significato, esprimendole non più accettando passivamente ciò che il mercato indica di comprare, ma attraverso un’analisi critica di ciò che comporta sul piano globale l’acquisto di quel determinato prodotto: supermercati e discount, più o meno piccoli che siano, vanno visti come urne elettorali.
Ogni volta che si acquista un prodotto si esprime il proprio apprezzamento/consenso verso la multinazionale di riferimento, consegnando ad essa non solo il proprio sostegno economico, ma anche la delega a proseguire con le opere di sfruttamento che possono celarsi dietro la commercializzazione di quel dato marchio.

N:B: se un determinato marchio non compare in questo elenco, non significa che il suo acquisto non determini un qualche tipo di sfruttamento, il boicottaggio è una pratica che va rinnovata ogni giorno, mettendosi direttamente in discussione, ponendosi dei quesiti ogni volta che ci si trova di fronte ad un marchio di cui non conosciamo la verità, perché il proprio consumismo potrebbe consumare altre vite e terre.

N:B: se un determinato marchio non compare in questo elenco, non significa che il suo acquisto non determini un qualche tipo di sfruttamento, il boicottaggio è una pratica che va rinnovata ogni giorno, mettendosi direttamente in discussione, ponendosi dei quesiti ogni volta che ci si trova di fronte ad un marchio di cui non conosciamo la verità, perché il proprio consumismo potrebbe consumare altre vite e terre.

La straordinaria efficacia della pratica in questione è concentrata in questa presa di posizione: autodeterminazione!
La consapevolezza di come ogni persona abbia nelle proprie mani uno strumento che può mutare il corso degli eventi, spostando consumatori e consumatrici dal ruolo di complici inconsapevoli delle forme di sfruttamento più svariate, ad elementi attivi del processo di liberazione della Terra e di ogni vivente.
A differenza del passato, il boicottaggio oggi può contare su di una minuziosa informazione virale che permette di identificare con facilità gli obiettivi di tale pratica, spesso applicata non solo su singoli marchi e multinazionali, ma anche nei confronti di governi e stati.
Come nel caso della campagna BDS (Boycott, Divestment, Sanction) contro la repressione di Israele ai danni del popolo palestinese.
Attenzione però a non confondere il destinatario della pratica, non rappresentato dalle singole persone, ma dallo stato di Israele ( in quanto istituzione ed espressione del sistema), dagli enti e dalle multinazionali che contribuiscono il mantenimento del regime fascista in questione.
Una fragilità del boicottaggio può essere attribuita al fatto che molto spesso viene espressa (tramite campagne e mobilitazioni) in modo settoriale, non tenendo presente il destinatario ultimo del messaggio, ma la necessità del momento, finendo per trascurare aspetti importanti.
Il veganismo, punto di partenza del percorso Antispecista, se espresso con cognizione di causa (ignorando le derive salutiste, dietiste e modaiole espressioni di un latente antropocentrismo) e nel rispetto dei valori che dovrebbero contraddistinguerlo, tra cui l’anticapitalismo, racchiude la chiave per prendere definitivamente le distanze da un sistema che, direttamente o indirettamente, punta al dominio di ogni singol* vivente, ripartendoli tra destinatari di un bene in quanto fonte di guadagno da monopolizzare, e chi sacrificabile ai fini della produzione.

Informazione Boicottaggio Azione diretta

Tre aspetti imprescindibili tra di loro, che integrandosi a vicenda costituiscono la lotta di Liberazione, espressione che ormai non dovrebbe più necessitare di distinzioni o specifiche, perché tale solo se prevede quella di tutt*!

VM

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