Cremonini e la sua nuova fabbrica degli orrori

Cremonini, azienda con sede in Emilia-Romagna, è il maggiore distributore di carne rossa in Italia: fanno parte del suo gruppo Inalca, Montana e Marr, attraverso le quali si occupa della lavorazione, distribuzione e fornitura, sia al dettaglio che all’ingrosso, di carni bovine.
Questa azienda possiede anche le catene di ristorazione Moto, Chef Express e Roadhouse Grill, oltre che la maggior parte dei distributori automatici presenti nelle stazioni ferroviarie e negli uffici.
Ma Cremonini è il principale fornitore in Italia di carne bovina e, tra i suoi più grandi clienti, troviamo Coop e… chi altri se non McDonald’s?

Carrellata dei crimini commessi quotidianamente da questa multinazionale

Carrellata dei crimini commessi quotidianamente da questa multinazionale

Un accordo che resiste fin dai primi tempi, quando la multinazionale del panino aprì il suo primo fast food dalle nostre parti, una collaborazione che permette a McDonald’s di potersi vantare dell’utilizzo di soli prodotti made in Italy… ma facciamo bene attenzione.
Il modus operandi di colossi come McDonald’s, sostenuti a monte dai fornitori, in questo caso Cremonini, ha contribuito negli anni e sta tuttora contribuendo alla scomparsa della foresta amazzonica,

deforestazione in Amazzonia.

presa d’assalto dall’industria della carne che continua inesorabilmente a convertire aree verdi in zone da adibire agli allevamenti animali e alla coltivazione intensiva del loro foraggio (prevalentemente OGM) che sono la causa dell’80% della deforestazione patita da quelle terre.

Cremonini spaccia per made in Italy carne proveniente da oltreoceano: a confermare

la nonvita passata in prigionia.

questa politica aziendale, il recente investimento di 30 milioni di euro stipulato in Russia, per la realizzazione di un impianto di macellazione Inalca, che sarà inaugurato entro marzo 2014.
Inizialmente lo stabilimento condannerà 50 mila animali all’anno, ma è già previsto un aumento delle vittime dato il continuo incremento di allevamenti bovini in zona.

Questo fa sgretolare anche quella giustificazione spesso sdoganata dalle aziende per motivare l’apertura di nuovi stabilimenti-lager, ossia il creare nuovi posti di lavoro per risollevare l’economia del Paese, dando un impiego ai tanti disoccupati.
A questo punto, però, urge una precisazione: non vogliamo dire che saremmo contenti di veder sorgere altri lager di prigionia, tortura e morte sul territorio italiano, tutt’altro: che sia qua o da un’altra parte, il concetto di industria della carne è sbagliato e va demolito.
Il fatto che, in un momento storico di crisi come quello che stiamo attraversando, un’azienda italiana – e soprattutto del calibro di Cremonini – preferisca investire nell’apertura di nuovi stabilimenti all’estero deve far riflettere chi sostiene che determinate industrie e catene di fast food siano indispensabili per l’offerta di lavoro che danno.
Possiamo quindi solo immaginare cosa vi sia realmente dietro l’investimento di Cremonini in Russia: forse una manodopera da poter sfruttare con più facilità, sottopagandola, incrementando così l’alienamento e lo schiavismo cui sono soggetti i lavoratori del settore e i più disperati in genere che si sentono costretti ad accettare qualsiasi tipo di impiego.
Forse, anche norme meno severe o restrittive in ambito sanitario e dei diritti degli animali sia durante l’allevamento sia al momento della macellazione.

Tutti questi incentivi che può aver avuto Cremonini nell’effettuare una scelta di questo tipo mettono a rischio anche la salute del consumatore.
Consumatore che ogni giorno subisce un bombardamento mediatico studiato a tavolino dalle agenzie pubblicitarie assunte a ultrapagate dalle multinazionali per far apparire genuino, etico, salutare e indispensabile ciò che in realtà non lo è.
Come, ad esempio, è il caso della Nestlé che, sventolando fiera il fatto di aver abbracciato il made in Italy, di recente ha annunciato di aver stretto anch’essa un accordo con Cremonini, che d’ora in poi fornirà di carne proveniente dall’Amazzonia o dalla Russia i prodotti a marchio Buitoni.

Ora sapete: non giratevi dall’altra parte…

5 thoughts on “Cremonini e la sua nuova fabbrica degli orrori

  1. Ma andatevene a fanculo vegani del cazzo……continuate a mangiare lattuga e non rompete i coglioni

    • Approviamo questo “commento” davvero pieno di significato (leggersi sarcasticamente) per dimostrare la mentalità chiusa e aggressiva con cui spesso ci ritroviamo ad avere a che fare quando parliamo di veganismo. Noi abbiamo scritto con educazione e senza tirare in ballo singoli individui, qualcuno ha ben pensato di insultare. Notare le differenze. Ringraziamo Vegano vaffanculo per il non intenzionale esempio che ci ha permesso di mostrare.

      • è pur verò però che guarda caso proprio su un sito gestito da animalisti/ambientalisti si legge che la Cremonini ha qualcosa che non va bene. Sicuramente se era scritto su un sito tipo “fanaticidellaporchetta.com” o “svizzeraspettacolare.it” si dava molta più attendibilità.
        Fabio

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