2038: odissea nel carbone

La commissione ha concordato un rapporto finale che propone di porre fine alla produzione di energia proveniente dal carbone entro il 2038 o prima.
12,5 GW (gigawatt) di capacità di carbone da scomporre entro il 2022; più di 25 GW entro il 2030.
La tabella di marcia per l’uscita dal carbone sarà rivista più volte nel 2020.
Le regioni minerarie del carbone riceveranno decine di miliardi di euro per adeguamenti strutturali.

Il 1° febbraio 2019 la Coal Commission presenterà un rapporto di 130 pagine in relazione alle tappe che la Germania dovrà percorrere per abbandonare il business del carbone, partendo però da un presupposto stonante: la dismissione entro il 2038, o prima.
L’obbiettivo ultimo definito dalla commissione rende l’idea su come questo rapporto sia stato stilato senza tenere realmente conto dei già evidenti catastrofici effetti causati dall’estrazione di carbone, seconda industria a scatenare il cambiamento climatico dopo il settore dell’agrobusiness.
Un’esito scontato considerando la composizione della suddetta commissione, che tra i suoi 28 membri vede rappresentanti di imprese del settore, porta voce delle regioni le cui economie si basano sulle miniere a carbone, e scienziati, 27 dei quali hanno votato affinché il rapporto venisse approvato.
L’unico voto contrario è arrivato dal solo rappresentante dei villaggi direttamente minacciati dalle estensioni delle miniere di lignite, a conferma del neanche troppo celato disinteresse istituzionale nei confronti di chi per primo subisce i danni provocati da tale business.
Business che vede la Germania tra le prime 4 multinazionali al mondo per la produzione di lignite insieme a Polonia, Repubblica Ceca e Grecia, un paese dove solo nel 2012 oltre 7.000 decessi sono stati associati all’estrazione, esposizione ed impiego del carbone.lignite grecia2
Business che, tra la distruzione ambientale che ne segue e le pratiche repressive applicate da stati e multinazionali per il controllo delle terre colonizzate, proietta i suoi devastanti effetti su ogni vivente, a prescindere dall’area abitata.
RWE, principale gestore delle centrali elettriche tedesche e multinazionale colpevole della conversione di oltre l’80% della millenaria foresta di Hambach in quella che ad oggi viene riconosciuta come la miniera di lignite a cielo aperto più grande d’Europa, si è già pronunciata contro il termine fissato.
Nel tentativo di tutelare i propri interessi economici, la multinazionale ha dichiarato che la revisione del report prevista nel 2032 rappresenta un’ottima occasione al fine di prorogare la scadenza del 2038, eccessivamente prossima per le tasche dell’azienda.
Basta questo per comprendere che la soluzione all’attuale crisi climatica non possa essere ricercata in un report stilato da quelle stesse lobby che traggono profitto dalle opere minerarie in questione, ma attraverso l’azione diretta dal basso.
Aspetto sottolineato nel corso dell’ennesima espressione di disobbedienza civile andata in scena lo scorso 27 gennaio ad Amburgo, dove 40 attivist* hanno occupato escavatori e nastri trasportatori bloccando per l’intera giornata il terminal portuale.
Sito sul fiume Elba, il porto di Amburgo rappresenta una delle principali arterie europee per il transito di container, oltre a gestire lo smaltimento di circa 8 milioni di tonnellate di carbone ogni anno.hamburg27j4
Disobbedienza civile, sola, vera formula contro una crisi globale che al momento rende vano il concetto stesso di Liberazione.

VM

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Fonti: enough is enough – cleanenergywire the guardian

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